da mesi riflettevo sull'ipotesi di far confluire i materiali del vecchio e del nuovo blog in un romanzo. per il romanzo non sono pronto, ma intanto è venuto fuori il soggetto per un film di venti minuti.
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martedì 25 maggio 2010
Café Absum
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martedì 20 ottobre 2009
Untitled
e stavolta un ciglio di piuma, invece, mi ha sfogliato la pelle, lasciandomela almeno per un po' liscia e sospesa, dopo tempi in cui certe cose andavano pian piano, come una quercia, svanendo al tempo stesso nel seme buio e stretto di una notte sola, o qualche. è vero, mi ha scheggiato un trepido barlume di scemenza, mi ha colto di strisciata.
forse sarò una volta ancora io a perdere per strada la ragione e a dover stare indietro per cercarla, penoso e stropicciato, a terra con due mani e ginocchioni. ma in me ci crede un dio buono e cattivo, che mi dice di fare no col capo, e di gettare forte il sasso nero oltre la siepe, perché non è creanza che germogli nel petto di una storia senza libro.
al quale ambiguo dio, chiederò io perché mai non si possa smarrirci insieme, io e ciglio di piuma, barlume di scemenza, a cercare quella ragione in due, con quattro mani, e meno stropicciati e senza pena.
facciamo finta che non faccia niente, che sia uno scherzo come tanti scherzi.
oppure no?
lunedì 24 agosto 2009
Tempi Miti

per le vetrine estatiche della biblioteca, dal di dentro, è plausibile che lo sguardo guizzi sui tetti di Sparigi, ratto più di cento gatti neri neri, in cerca, se non altro, della ragione. dapprima la ragione tenera, quella fallibile di confondersi col panico, cioè a dire quando ci si sente rappresi intorno alla bocca dello stomaco.
e poi la ragione madre, madre di ogni pensiero degno di tanto nome, che è quando si passa in rassegna l'inesplicabilità degli esistenti.
ed ecco che, proprio laddove si cercava tra le sagome l'immoto -il grido inaudito di quello scintillante ed inviso cuore di gemma nera che è la certezza, impermeabile al soffio della vita o viceversa incapace di penetrare in essa- ecco, ecco che il tuono rivela uno stormo di tortore, o di rondini, che prima non c'era, che nasce da uno spavento del tutto impersonale, e che pure nello spavento poi resta solido, non si sparpaglia, non disdegna coreografie millimetriche, trasfigurando -nella curvilinea levità di qualche raro istante- l'istinto di sopravvivenza in un gesto che quasi quasi è contrario a tale istinto: l'arte.
è dunque l'arte così vicina alla vita, la vita tutta sola, quella che ha a che vedere cogli uomini quanto coi maiali e le micorrize, e i polli arrosto stesi ad asciugare, e le sale da tè e i tacchi sull'asfalto?
un altro indizio l'ebbi sulla terrazza di casa, mentre che sciorinavo intimi lavati a mano. cercavo nel cielo uno strascico di cometa, e niente.
ma la cosa più bella era il gommare lontano di mille automobili invisibili.
di colpo mi è venuto in mente un viaggio notturno in pulmann, uno qualsiasi. no, non è vero: uno in particolare, quello da edimburgo a londra, 9 anni fa.
nove anni fa.
è evidente, mi pare, che il mito sia l'anello di conigunzione tra il caso e la certezza.
giovedì 28 maggio 2009
Il mio ragno per un cavallo
per un istante ho creduto che avrei citato ligabue. il cantante, intendo. anche perché di citare un pittore non sarei capace.
ma il punto è che ligabue mi fa cagare, come i rem, gigi d'alessio e pochi altri. gente che non sopporto, che non capisco.
la verità è che, come sempre da quando mi conosco, il mio punto di vista sulle cose varia ad una velocità pazzesca. o forse varia perché non mi conosco, e infatti da quando ho iniziato a conoscermi meglio, in effetti, il mio punto di vista sulle cose varia un po' meno velocemente.
il fatto è che certe volte ascolto la radio, e ho la sensazione di non essere solo, e non perché c'è una voce che mi parla, ma piuttosto perché ci sono orecchi che ascoltano quella voce esattamente come fanno i miei.
il fatto è che a volte le strade mi sembrano lunghe, interminabili, e un istante dopo eccomi a destinazione.
mi rendo conto che il mio modo di ragionare, che poi è il mio modo di scrivere, è una specie di relativismo spiroide e ascientifico, dotato di principi forti e labili fini, fini nel duplice senso di conclusioni e di scopi.
e il fatto è anche che quando uno cessa di essere stanco allora avverte la stanchezza vera, quella che guarisce col riposo. mentre quando si è stanchi non si ha mai voglia di riposare.
come dire che ora, ora che non oserei cambiare una virgola di quel che è stato, semmai si potesse, riesco a stare al tempo stesso in ambienti diversi. diciamo che c'è un momento in cui la velocità diventa tanto vertiginosa che si ha la sensazione di stare sempre in un punto, in un centro. o forse si è talmente fermi da subire con maggior forza (direi con maggior debolezza) l'attrazione di quel centro.
di nuovo e sempre quel relativismo spiroide e ascientifico che è quello che io sono e penso e scrivo. di nuovo e sempre.
la somma è semplice: se potessi scambiarmi la vita con qualcuno, mi prenderei la mia. ma sul serio, però. proprio così: darei la mia vita in cambio della mia vita.
e la cosa assurda è che ho la sensazione che si possa fare.
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