il contenuto del post precedente risale allo scorso anno.
mi riconosco in parte in quello che ho scritto. mi ci riconosco strutturalmente, ma poi le circostanze variano.
ora sono decisamente paratattico.
qualcuno mi ha consigliato di scrivere a me stesso quel che vorrei scrivere a te. ma scriversi addosso non dà la stessa soddisfazione. e guarda che stavolta non si tratta di insulti, anzi.
però è giusto. se pensi che alla fine la memoria è fatta apposta. apposta per dimenticare, intendo. e non è un paradosso, è qualcosa che ha un significato ben preciso, ma che ora non mi va di spiegare. ora e mai più. basta un po' di intelligenza per capire. e il mio lettore medio ne ha, d'intelligenza. altrimenti ci si stanca, a seguire un cane come me.
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sabato 25 settembre 2010
venerdì 17 settembre 2010
Minima Immoralia
quando un'epoca finisce mica te ne accorgi subito.
stasera spaghetti olio e peperoncino. non ho aglio né qualcosa che gli somigli.
un'epoca finisce sempre un po' prima e un po' dopo di quel che sembra. sì, un po' prima e un po' dopo al tempo stesso. è la simultaneità del divenire, diciamo così. sulla simultaneità del divenire ho fatto la mia tesi di laurea, più o meno.
ma son finiti i tempi in cui fare una tesi di laurea era qualcosa di cui vantarsi.
tempo fa parlavo con una collega di lavoro -del lavoro che presto lascerò e che la mia collega ha già lasciato- e mi faceva notare questo, mi faceva notare che io dico sempre che mi sono laureato in ritardo.
- in ritardo rispetto a cosa?, chiede lei
- in ritardo rispetto alla maggior parte delle persone, rispondo io
- e sei sicuro che quelle persone abbiano capito qualcosa di quello che è successo loro nel frattempo?
- non lo so, rispondo io, anzi, credo di no, rispondo, ma è una magra consolazione, di fronte al fatto che quelle persone inizieranno a fare il lavoro della loro vita con molti anni d'anticipo rispetto a me.
- e perché mai questa cosa dovrebbe essere un vantaggio?
- lo sai anche tu il perché, rispondo io.
ma la mia collega ha ragione a dubitare, e più tardi, in qualche modo, vi spiego perché.
torniamo alla simultaneità del divenire. ho già parlato di questo, ma non ha importanza. mi piace riparlarne, tanto nel migliore dei casi sarò io la sola persona che leggerà questo post.
c'è un'indovinello/barzelletta sui carabinieri che dice che i carabinieri vanno sempre in giro in coppia perché uno sa leggere e l'altro sa scrivere. tralasciando il fascino del paradosso, c'è da dire che chi scrive necessariamente legge ciò che scrive, ma non è altrettanto evidente che chi legge scriva nell'atto di leggere.
nel frattempo ho finito di mangiare i miei spaghetti olio e peperoncino, e mi dico che potevo buttarne mezz'etto in più senza fare un soldo di danno. rimedierò -anzi, ho già rimediato- con un faux filet al sangue.
dicevo, la mia collega aveva ragione, perché fare lo stesso lavoro per tutta la vita dev'essere una noia mortale, quindi è meglio iniziare il più tardi possibile.
un'epoca è finita quando riascolti la colonna sonora e ti accorgi del vuoto in cui risuona.
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questioni di principio
martedì 25 maggio 2010
Café Absum
da mesi riflettevo sull'ipotesi di far confluire i materiali del vecchio e del nuovo blog in un romanzo. per il romanzo non sono pronto, ma intanto è venuto fuori il soggetto per un film di venti minuti.
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domenica 31 gennaio 2010
QdP

oggi è l'ultimo giorno di gennaio e non pubblicavo un post da prima di natale. da febbraio del 2009 posto almeno una volta al mese, e non ho intenzione di mancare all'appuntamento in questo primo mese dell'anno e dodicesimo mese del blog.
quand'ero piccolo non sopportavo le questioni di principio. se "per una questione di principio" mi si impediva di fare qualcosa, mi incazzavo come una iena, mi scoppiava la testa.
sono certo che, sulla "questione di principio", i miei educatori ci abbiano talora marciato, come dire, non credo che le mie richieste andassero così spesso a cozzare con il loro senso morale, e di sicuro quelle questioni costituivano volentieri la confezione idonea a mascherare le loro insicurezze, le loro perplessità, la loro esigenza di prendere tempo per riflettere meglio sull'opportunità o meno di accontentarmi. ci può stare, tutto sommato, ma mi incazzavo perché in ogni modo io, di mio, non avevo principi, o non riconoscevo i miei principi come tali.
è buffo, perché se la mettiamo così parrebbe che il principio -che per definizione viene prima del resto- sia in realtà consequenziale al sopravvento della ragione sull'emotività, dell'età adulta sulla giovinezza, del dovere sul volere (senza entrare nel merito della volontà, che secondo me è il punto di equilibrio tra questi due ultimi).
oggidì, che sono adulto o qualcosa del genere, sono felice di poter erigere in prima persona qualche sana e salda "questione di principio" di fronte agli assalti mèrdici del caso e, soprattutto, di fronte alle altrui questioni di principio.
eppure mi piacerebbe, all'occorrenza, saper rinunciare al principio così inteso, e tornare emotivamente al principio della mia formazione, chiamiamola così, per riprendermi il diritto di piangere e battere i piedi di fronte alle ingiustizie e al dispiacere, ma anche per semplice stizza, per la rabbia di aver perso o di esserci cascato, per paura o per la scampata tragedia.
e insomma questo post, che parla di emozioni perdute, è un post pubblicato esclusivamente per una questione di principio.
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