non posso concedermi più di dieci o quindici minuti per questo post, ma neppure voglio consegnare ai posteri un trafiletto stringato e inconcludente, e allora provo a dire tutto quello che c'è da dire badando poco allo stile, magari. perché da troppo tempo non pubblico nulla, e dacché pubblicare è soprattutto, se non esclusivamente, un'esigenza mia -molto vicina, come ho già avuto modo di spiegare altrove, in un altrove che andrete a cercarvi voi da soli, se proprio vi interessa saperne qualcosa, molto vicina, dicevo, al bisogno di liberarsi delle sostanze inessenziali al nutrimento, della merda insomma- dacché, dicevo, pubblicare è soprattutto se non esclusivamente una mia esigenza, allora tanto vale cacare in fretta, magari senza un buon libro tra le mani, senza un foglio di carta profumata, ancorché non igienica, da cui cogliere qualche epitaffio che faccia al caso dello stronzo di turno, epitaffio che nell'atto d'accompagnarlo nell'aldilà dell'ade, sappia tesserne di fronte ai vivi non dico le lodi, ma almeno.
martedì 1 dicembre 2009
La fretta è la virtù dei fratti
Pubblicato da Zanobi Ghergaj a 14.12 0 commenti
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mercoledì 18 novembre 2009
Versi quel che versi
ed ho sorriso con un inchino
ma avevo il cuore
a fazzoletto
stretto nel pugno di un bambino
col raffreddore
...
(a maurizio guerrucci)
mio caro amico mio, non si sa come
e dov’eri mai la seconda volta
quando al citofono, sì, c’era il nome
però la rosa l’avevano tolta
grazie per quel panino col salame
per quella birra calda, per tua moglie
per le racchette, i giochi col pallone
per la canzone
...
ho fame, ed è notte, si dorme
ho sonno ed è ora di andare
giornata distorta, con roma che è morta
valigie da fare, disfare
ti prego non dire pazienza
non dire lavoro, lavoro
il tempo che ingrassa, la luce che spezza
le ombre di gatti nel foro
ma passano i giorni più tristi
e arrivano canti di merlo
tra gli alberi fissi, le foglie ed i cesti
di pane del forno (ad averlo)
è già mezzogiorno, si mangia
è già mezzanotte, si spia
attorno alla chiave, la luce che filtra
e lui che con lei... mammamia!
ho fame ed è giorno, si mangia
ho sonno ed è tempo, si muore
giornata perfetta, con roma che aspetta
l'amore
Pubblicato da Zanobi Ghergaj a 14.05 10 commenti
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lunedì 16 novembre 2009
De rerum satura
ora mi è chiaro: scrivo per il piacere di rileggermi. ed è solo per questo che imbottisco le mie trovaglie di ingredienti untuosi e talora indigesti. mi piacerebbe saper scovare le mie pietanze nei boschi o nei fiumi, e sapere come coglierle e pescarle, eppure la mia atroce pigrizia mi porta ancora a stanare le parole tra le mura albine di una cucina, cacciando io la testa nel frigo, anche sei o sette volte al giorno, anche di più, anche senza aver fame, anche senza mangiare poi nulla, solo a voler vedere che tempo fa nel mio scaffale, che misura hanno le mie uova, e se non abbiano per caso cambiato misura, e come se la cavano i miei cubetti di pancetta, le mie zucchine, e quanto resta da vivere ai miei formaggi da quattro soldi, ai miei pelati in scatola.
oppure le parole le cerco in bagno, il solo posto dove posso togliermi lo sfizio di sfanculare uno stronzo senza tanti complimenti, dove posso leggere tutta d'un fiato l'etichetta di una confezione di carta igienica senza vergognarmene (magari nell'atto stesso di sfanculare uno stronzo, e vogliate perdonarmi se insisto con questa volgarità, che a dispetto delle apparenze non è affatto gratuita, ovvero mi costa assai, perché non amo essere considerato una persona volgare, non nel senso volgare del termine; e nemmeno amo indurvi a disegnare con esattezza nelle vostre menti la mia solitudine escretoria; però ogni tanto è doveroso dire le cose come stanno, non sia mai che ci dimentichiamo il fatto di essere umani), dove posso guardarmi allo specchio e fare le facce, pettinarmi da idiota, mettermi gli occhiali rotti e sganciare un sorriso da locandina elettorale -con una naturalezza che nella vita sociale non mi riesce per via della mia dentantura irregolare- e misurarmi il girovita con il filo interdentale, e via discorrendo.
bisognerebbe avere i coglioni di scrivere come si parla, come si mangia, invece di stare sempre lì a voler provocare lo strabuzzo altrui. invidio chi non si sforza di piacere, chi salta a pie' pari i problemi di forma e senza fiatare dà un verso alle proprie sostanze, proprio come si fa coi propri rifiuti organici, tanto per tornare -con toni stavolta accettabili, nevvero?- su un campo semantico a me caro.
ma, vedete, che speranza ho io, se scrivo "proprio" tre volte nel giro di otto parole? se lo facessi apposta allora sarei un poeta, evviva il poeta!, ma io sono sgraziato di natura, sono perennemente distratto dalle forme secche, sinuose o panciute dei caratteri che batto, non sono poeta, non sono nemmeno prota, e ogni mio sforzo è volto a dispiacere, a non farmi capire da nessuno e per nessuna ragione al mondo.
se non ci riesco -il che è molto probabile-, se ancora qualcosa vi arriva, ô miei sparuti fedeli e grati amabili seguaci inesistenti, allora sì che ho perso tutto, ho fallito fino in fondo, perché non ho ottenuto quello che volevo, quello per cui mi sforzavo. e questo fallimento è cibo per la mia inedia.
cibo per la mia inedia: trovatemi qualcuno che sia capace di simili spirali retoriche.
oppure le parole le cerco in camera, sul disfare del giorno, insieme a te che giustamente non conosci la parte e non puoi suggerirmele, se anche lo volessi.
Pubblicato da Zanobi Ghergaj a 15.26 11 commenti
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giovedì 22 ottobre 2009
Si sta come d'estate/sugli alberi la frutta
ed io che sono di una specie inestinguibile, come le mosche, e finalmente mi sento comune, normale, banale, mortale dopo secoli dementi di rincorsa ad un grappolo di sogni ingrati, io: che posso mai sperarmi dal domani, quando quella cazzo di sveglia suonerà?
Pubblicato da Zanobi Ghergaj a 00.10 3 commenti
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martedì 20 ottobre 2009
Untitled
e stavolta un ciglio di piuma, invece, mi ha sfogliato la pelle, lasciandomela almeno per un po' liscia e sospesa, dopo tempi in cui certe cose andavano pian piano, come una quercia, svanendo al tempo stesso nel seme buio e stretto di una notte sola, o qualche. è vero, mi ha scheggiato un trepido barlume di scemenza, mi ha colto di strisciata.
Pubblicato da Zanobi Ghergaj a 00.09 5 commenti
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martedì 22 settembre 2009
Nuxi budra
insonnia è pari un'ambulanza vuota che impazza attraverso la città deserta, di notte fonda, quando del sole nemmeno l'ombra.
Pubblicato da Zanobi Ghergaj a 03.57 6 commenti
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